{"id":18539,"date":"2021-11-18T11:20:35","date_gmt":"2021-11-18T11:20:35","guid":{"rendered":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=18539"},"modified":"2021-11-18T11:20:35","modified_gmt":"2021-11-18T11:20:35","slug":"altro-e-vedere-altro-e-guardare-giornata-della-filosofia-2021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=18539","title":{"rendered":"\u201cAltro \u00e8 vedere, altro \u00e8 guardare\u201d &#8211; Giornata della Filosofia 2021"},"content":{"rendered":"<p>Il terzo gioved\u00ec del mese di novembre l&#8217;UNESCO ha istituito la <strong>Giornata Mondiale della Filosofia<\/strong>, che quest&#8217;anno cade il 18 novembre. Dal 2002 si celebra questa giornata per esaltare l&#8217;importanza della disciplina nella formazione delle e dei giovani, non solo dal punto di vista scolastico ma in quanto mezzo per lo sviluppo di un pensiero critico e indipendente, di una migliore comprensione del mondo, basata sui valori della democrazia e della libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/TFICmoonfish.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-18546\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/TFICmoonfish.jpg\" alt=\"TFIC+moonfish\" width=\"1000\" height=\"663\" srcset=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/TFICmoonfish.jpg 1000w, https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/TFICmoonfish-300x199.jpg 300w, https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/TFICmoonfish-768x509.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l&#8217;occasione pubblichiamo l&#8217;<strong>articolo di Martino Negri<\/strong>, docente di Letteratura per l&#8217;infanzia e di Didattica della Letteratura all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca, tratto dal numero 50 della rivista <strong>Hamelin.\u00a0<\/strong><em><a href=\"https:\/\/hamelin.net\/prodotto\/hamelin-50-rivista-stavo-pensando-albo-filosofia\/\"><strong>Stavo pensando: albo e filosofia<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">&#8220;Altro \u00e8 vedere, altro \u00e8 guardare&#8221;. Appunti sul\u00a0rapporto tra immagini, infanzia e riflessione filosofica\u00a0<\/h3>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Credo che l\u2019arte sia una forma di meditazione per creatore e testimone e, come la meditazione, l\u2019arte ci renda attenti.<\/em><br \/><em>Milton Glaser<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fulcro del rapporto tra immagini, infanzia e riflessione filosofica risiede \u2013 io credo \u2013 nella <strong>forza interrogativa che le figure possono e sanno mostrare nell\u2019incontro con lo sguardo infantile<\/strong>, sollecitando al contempo la dimensione del piacere della visione e la riflessione ermeneutica sull\u2019oggetto sensorialmente esperibile che sta all\u2019origine di tale piacere. Lo sguardo infantile, infatti, non \u00e8 affatto ingenuo nel senso deteriore che il termine spesso assume, rimandando implicitamente a una mancanza di esperienza (del mondo, del linguaggio) o di abilit\u00e0 interpretativa, n\u00e9 in quello altrettanto riduttivo dell\u2019incanto acritico per l\u2019universo del visibile o l\u2019esistenza tutta che nel senso comune accompagna l\u2019idea dell\u2019infanzia: \u00e8 al contrario uno sguardo <strong>capace di attenzione minuziosa ai segni del visibile<\/strong> e l\u2019ingenuit\u00e0 di cui \u00e8 effettivamente portatore \u00e8 da leggersi come <strong>apertura alle possibilit\u00e0 nella ricerca del significato<\/strong>, rappresentando un movimento dell\u2019attenzione di segno opposto rispetto a quella chiusura pregiudiziale governata dalle esperienze di visione pregresse che troppo spesso negli adulti si cristallizza in filtro interpretativo obbligato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia delle culture e, pi\u00f9 recentemente, i <em>visual studies<\/em> ci insegnano quanto grande sia stato il contributo delle immagini nell\u2019evoluzione del pensiero umano, non solo nei termini della possibilit\u00e0 di fermare attraverso dei segni e rendere cos\u00ec comunicabile l\u2019esperienza vissuta, ma anche e proprio nell\u2019aprire nuove piste della riflessione: si pensi a come l\u2019invenzione della carta geografica abbia trasformato il modo di pensare lo spazio o a come la figura dell\u2019albero della vita abbia consentito a Darwin di mettere a fuoco la sua idea rivoluzionaria sulla relazione genealogica tra tutti gli esseri viventi. Tuttavia, nonostante i passi compiuti, in questo senso, nell\u2019ambito della riflessione filosofica e gli sforzi fatti nella direzione di un riconoscimento della centralit\u00e0 che un\u2019educazione dello sguardo dovrebbe assumere nel curricolo formativo di ogni bambino e bambina,<strong> ancora si sottovaluta il potere che le immagini hanno come trampolino di lancio per il pensiero e innesco dell\u2019intelligenza<\/strong>, punto d\u2019avvio per una pratica di riflessione filosofica che nasca dalla meraviglia \u2013 una meraviglia interrogante \u2013 e si sviluppi attraverso la formulazione di ipotesi interpretative che possono riguardare sia il singolo oggetto visivo su cui l\u2019attenzione si \u00e8 concentrata, e i suoi possibili significati (non solo in relazione alle eventuali intenzioni del loro artefice), sia una dimensione pi\u00f9 intimamente esistenziale dischiusa dall\u2019incontro tra l\u2019immagine in questione e la visione che il soggetto ha del mondo, e della vita stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte delle grandi storie che hanno spinto gli esseri umani, attraverso le provocazioni dell\u2019immaginazione a ragionare su temi intimamente filosofici relativi a tratti e limiti della natura umana, sono state suggerite ai loro autori da <strong>immagini che si sono imposte nella fantasia facendosi germe del racconto<\/strong>. \u00c8 stato cos\u00ec per Mary Wollstonecraft Shelley, nella famosa notte della sfida letteraria lanciata per gioco da Lord Byron, da cui sarebbe nato Frankenstein, come la scrittrice racconta nella lettera di presentazione dell\u2019opera scritta una quindicina d\u2019anni pi\u00f9 tardi, nel 1831 (<strong>Wollstonecraft Shelley<\/strong>, 2007, pp. 7-8): <br \/><em>Scese la notte su questi discorsi ed era gi\u00e0 trascorsa l\u2019ora delle streghe allorch\u00e9 ci ritirammo per dormire. Ma quando poggiai la testa sul guanciale non potei prendere sonno e neppure potrei dire che stessi pensando. L\u2019immaginazione, senza che lo volessi, si impadron\u00ec di me guidandomi: le immagini si susseguivano nella mia mente vivide come non mi era mai accaduto prima, travalicando i confini consueti della fantasticheria. Vedevo \u2013 a occhi chiusi ma con la mente ben desta \u2013 lo studioso di una scienza sacrilega, pallido, inginocchiato accanto alla cosa che aveva messo insieme. Vedevo l\u2019orrida forma di un uomo disteso, poi una macchina potente entrava in azione, il cadavere mostrava segni di vita e si sollevava con movimento difficoltoso, solo parzialmente vitale. Doveva essere terrificante: come terrificante sarebbe l\u2019effetto di qualsiasi opera umana che riproducesse lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo. L\u2019artefice \u00e8\u00a0atterrito dal proprio successo. Pieno d\u2019orrore fugge da quella sua spaventosa creatura. Forse spera che, abbandonata a se stessa, la debole scintilla di vita che vi ha acceso si spegner\u00e0; che quella cosa cui ha dato un\u2019animazione cos\u00ec imperfetta sar\u00e0 risucchiata nella morte. Potrebbe addormentarsi, certo che il silenzio eterno della tomba caler\u00e0 sull\u2019attimo di vita di quell\u2019essere orrendo al quale egli aveva guardato come alla cuna della vita. Scivola nel sonno, poi si scuote, riapre gli occhi: la cosa \u00e8 l\u00ec, in piedi, accanto al suo letto, ne sta aprendo le cortine e lo fissa con occhi giallastri e acquosi, ma penetranti. Io aprii i miei per il terrore. La visione mi possedeva a tal punto da darmi brividi di paura; volevo sostituire quelle fantasie orripilanti con la rassicurante realt\u00e0 che mi circondava. La rivedo ancora adesso nei particolari: la stanza, il parquet scuro, la luna che tentava di penetrare attraverso le persiane chiuse, e la consapevolezza del lago ghiacciato e delle alte cime innevate delle Alpi al di fuori. Non riuscivo a scacciare quel fantasma pauroso, mi perseguitava.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un passaggio molto noto della lettera, che mi \u00e8 parso tuttavia opportuno riportare con una certa generosit\u00e0 perch\u00e9 efficacemente rivelatore rispetto al <strong>potere che certe immagini hanno<\/strong>, nel presentarsi all\u2019immaginazione, <strong>di assumere il ruolo di oggetti interroganti, testi visivi enigmatici capaci non solo di imporsi al pensiero, ma di attivarlo<\/strong>. \u201cL\u2019immaginazione, senza che lo volessi, si impadron\u00ec di me guidandomi\u201d \u2013 scrive Mary \u2013 \u201cle immagini si susseguivano nella mia mente\u201d, \u201cvedevo\u201d, \u201cvedevo\u201d, \u201cla visione mi possedeva\u201d, \u201cla rivedo ancora adesso nei particolari\u201d, \u201cnon riuscivo a scacciare quel fantasma pauroso, mi perseguitava\u201d: la forza con cui l\u2019immagine del mostro da cui sarebbe nata una delle icone della modernit\u00e0, nel suo porre domande sui limiti e la natura dell\u2019umano, si impone nell\u2019immaginazione della scrittrice \u00e8 di un\u2019intensit\u00e0 sconvolgente, come dimostrano gli indizi verbali qui evidenziati, ed \u00e8 esemplare rispetto alla capacit\u00e0 che certe immagini hanno di rappresentare, con le domande che suscitano, il punto di scaturigine della riflessione e del racconto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esempi, in questo senso, potrebbero moltiplicarsi all\u2019infinito. Per l\u2019impasto mirabile di leggerezza e profondit\u00e0, seriet\u00e0 e umorismo che contraddistingue le sue invenzioni visive e narrative, credo sia <strong>Shaun Tan<\/strong>, attualmente, nell\u2019ambito della letteratura verbo-visuale, l\u2019autore che sa esplorare in maniera pi\u00f9 consapevole, coerente e brillante la forza interrogativa che le immagini possono avere, singolarmente o in successione, sole o accompagnate da parole. E lo dimostrano non soltanto alcune sue dichiarazioni in merito, sulle quali ora avremo modo di soffermarci, ma anche la <strong>messa alla prova delle sue figure nell\u2019incontro con lo sguardo e l\u2019intelligenza interpretativa di bambini e bambine di diverse et\u00e0 e contesti culturali<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Tan \u2013 come Mary Wollstonecraft Shelley \u2013 dichiara a pi\u00f9 riprese come tante delle storie che ha scritto siano nate nei territori periferici della sua immaginazione, depositandosi in schizzi appena abbozzati o in figure pi\u00f9 complesse rimaste a giacere silenziose per anni in taccuini abbandonati in un cassetto, prima di essere oggetto di un\u2019attenzione specifica capace di coglierne e svilupparne il potenziale narrativo. <strong>Immagini \u201caccidentalmente poetiche\u201d<\/strong>, come avrebbe avuto modo di dire a proposito degli appunti visivi da cui sarebbero nate le narrazioni di <em>Piccole storie di periferia<\/em>; immagini impossibili da spiegare pienamente e pure capaci di agganciare l\u2019attenzione e di sollecitare il pensare. <br \/>P<em>arlando in termini generali, tendo a iniziare con una o due immagini che possono essere schizzi o vaghe immagini mentali, senza un\u2019idea precisa di che cosa possano significare \u2013 un pesce fluttuante in una strada, un bambino che nutre un mostro in un capannone, un bufalo indiano che indica qualcosa. Poi inizio a giocare con le parole, provando a dire qualcosa intorno a ci\u00f2 che sta succedendo, cercando al tempo stesso di renderlo ancora pi\u00f9 misterioso<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immagini come quelle che costituiscono la potente ossatura metaforica del suo capolavoro, <strong><em>L\u2019approdo<\/em><\/strong>, romanzo senza parole chiaramente inteso a non chiudersi nella dimensione dell\u2019allegoria \u2013 che presuppone una corrispondenza codificata tra figure e significati \u2013 aprendosi invece a <strong>possibilit\u00e0 molteplici di significato, che ogni lettore \u00e8 chiamato a scoprire per conto suo attivando memoria e immaginazione, sensibilit\u00e0 e intelligenza, capacit\u00e0 di decentramento cognitivo ed empatia<\/strong>. Senza avere alcuna certezza di un approdo risolutivo, come testimoniano esemplarmente le parole di<strong> Martino, alunno di una quarta elementare<\/strong> dove ormai pi\u00f9 di dieci anni fa ebbi l\u2019occasione di condurre un progetto di lettura e di scrittura a partire proprio dal capolavoro di Tan (Negri, 2012, p. 26): <br \/><em><strong>Posso dire una cosa sui libri di sole figure? Che per\u00f2 anche quando \u00e8 finito il libro ti viene l\u2019ansia perch\u00e9 non sai davvero cosa voleva dire l\u2019immagine\u2026<\/strong> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa incertezza, che \u00e8 resistenza a un atto interpretativo capace di sciogliere ogni figura in un significato univoco \u2013 il \u201csuo\u201d significato \u2013 sta la dimensione pienamente letteraria del racconto per immagini di Tan, perch\u00e9 il potere della letteratura \u201cnon \u00e8 di rappresentare, ma di rendere presente con la forza dell\u2019assenza creatrice\u201d, come scriveva Maurice Blanchot (Blanchot, 1969, pp. 55-56). Rendere presente, ma che cosa? <strong>Figure capaci di catturare l\u2019attenzione e invitare alla sosta: una sosta che nasce dallo stupore della visione ed \u00e8 alimentata dalla particolare sensibilit\u00e0 di ciascuno e dalla naturale propensione alla ricerca del significato<\/strong> che ci spinge a ipotizzare associazioni e collegamenti di varia natura tra i segni del visibile (gli elementi di cui la figura \u00e8 composta), le nostre conoscenze e la nostra esperienza e visione del mondo. E in effetti, l\u2019affermazione di quel ragazzino ci aiuta a cogliere la natura del dispositivo narrativo allestito da Tan, ideale per sollecitare la riflessione inquieta del lettore, <strong>promuovendo un atteggiamento di natura pienamente filosofica, fondato com\u2019\u00e8 sul senso della meraviglia e la ricerca del significato<\/strong>: un significato che pu\u00f2 anche travalicare l\u2019intenzione comunicativa, o la posizione filosofica dell\u2019autore, avendo a che fare piuttosto con qualcosa che accade nel lettore durante l\u2019esperienza della lettura, quando si esercita un certo tipo di attenzione su quanto si sta guardando, l\u2019immagine che si sta leggendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A testimoniarlo ulteriormente, un altro episodio scolastico, legato alla lettura effettuata in una seconda media di un altro piccolo capolavoro di Tan, <em>Regole dell\u2019estate<\/em>, nel contesto di un progetto di formazione da me ideato con Franco Passalacqua e Ilaria Tontardini per l\u2019associazione Periplo nell\u2019autunno del 2020, con la collaborazione di insegnanti della scuola dell\u2019infanzia e primaria, medie e superiori, \u201cDi-segni di lettura. L\u2019albo illustrato contemporaneo: forme, temi, autori e itinerari didattici\u201d. <br \/><strong><em>Regole dell\u2019estate<\/em> e\u0300 un albo di grande formato dove<\/strong> ogni apertura e\u0300 caratterizzata da una pagina, a sinistra, contenente gli elementi verbali \u2013 una singola frase \u2013 e da una pagina, a destra, interamente occupata da una vivida scena dipinta a olio su tela dall\u2019autore. <strong>Tan allestisce una sorta di diario delle avventure di due ragazzini<\/strong> \u2013 amici, fratelli? \u2013 condensato in una successione di piccole prese di coscienza, epifanie del pensiero, divertenti o inquietanti, comiche o drammatiche a seconda dei casi, sui diversi aspetti della vita di cui i due hanno fatto esperienza nel tempo incantato, per quanto non privo di rischi, dell\u2019estate. Grazie all\u2019incipit anaforico che le caratterizza \u2013 con l\u2019esclusione della prima pagina e delle ultime, sorta di coda in cui si mostra pi\u00f9 esplicitamente la dimensione anche diegetica del racconto, fino a quel momento nascosta dalle illuminazioni rapsodiche della memoria \u2013 ogni apertura rappresenta un\u2019unita\u0300 iconotestuale autonoma che da\u0300 forma a una specifica \u201cregola\u201d, il cui <strong>senso nasce dall\u2019incontro\/scontro tra il verbale e l\u2019iconico che, presi in considerazione singolarmente, direbbero qualcosa di molto diverso, di incomprensibile o di assai pi\u00f9 banale.<\/strong> Nell\u2019albo di Tan ogni apertura propone dunque una scena apparentemente enigmatica dove il significato \u2013 il significato possibile dell\u2019insieme, intendo \u2013 pare indicato proprio dall\u2019interazione tra la figura e il breve testo verbale che la accompagna enunciando la \u201cregola\u201d cui questa si riferisce. Ma <strong>ogni scena, in realt\u00e0, si apre a possibilit\u00e0 interpretative plurime, se la si intende come una sfida ermeneutica<\/strong>, e l\u2019ingenuit\u00e0 dello sguardo infantile ha offerto alle insegnanti che hanno proposto il volume delle vere e proprie perle, rivelando la potenzialit\u00e0 che le figure (certe figure!) hanno nel sollecitare la riflessione dei bambini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Commentando un\u2019immagine accompagnata dalla regola \u201cMai calpestare una lumaca\u201d, dove si vede uno dei due bambini guardare la suola della propria scarpa e l\u2019altro mettersi le mani nei capelli terrorizzato dalla vista di un tornado che avanza verso di loro sconvolgendo il paesaggio, <strong>Alice, una ragazzina di seconda media<\/strong>, ha fatto un\u2019osservazione sorprendente: <br \/><strong><em>Secondo me il tornado \u00e8 il punto di vista della lumaca: per noi schiacciare una lumaca non significa nulla, ma per lei \u00e8 una catastrofe.<\/em> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La forza e l\u2019originalit\u00e0 di questa interpretazione, che coglie un duplice punto di vista nell\u2019incontro tra l\u2019immagine e la sua chiave di lettura verbale \u2013 la prospettiva di un osservatore a pochi passi dal bimbo che schiaccia la lumaca e quella della lumaca schiacciata \u2013 sono notevoli, indicando un\u2019interessante forma di decentramento cognitivo, e mostrano come certi testi visuali, o verbo-visuali se si considera l\u2019importanza giocata dall\u2019elemento verbale, per quanto esiguo, nell\u2019indicazione di una via nel lavoro di lettura e interpretazione dell\u2019immagine, <strong>possano sollecitare una riflessione che dalla figura oggetto dell\u2019attenzione diventi riflessione sulle prospettive possibili dalle quali \u00e8 possibile leggere il mondo, e viverlo, farne esperienza<\/strong>. Una riflessione sull\u2019esistenza, nella semplicit\u00e0 del suo nocciolo essenziale. Come dimostra lo sviluppo della discussione innescata dall\u2019osservazione di Alice: <br \/><em>Bea: Io do un\u2019interpretazione diversa: <strong>piccole azioni possono avere grandi conseguenze<\/strong>. <\/em><br \/><em>Diego: Come buttare una bottiglietta di plastica in giro. Io non ci penso e poi, per\u00f2, ci sono le isole di plastica\u2026 Riccardo: Per me il tornado \u00e8 la colpa. <\/em><br \/><em>Leo: Prof., io ho una domanda che non c\u2019entra\u2026 Perch\u00e9 se si uccide un uomo ci sono delle conseguenze, ma se si uccidono migliaia di formiche non succede niente? <\/em><br \/><em>Alice: Io sono vegetariana per questo. Anche i miei genitori non mangiano la carne, ma pesci e molluschi s\u00ec. Ho chiesto loro perch\u00e9 mangiano alcuni esseri viventi e altri no. Loro dicono che decidono in base al grado di intelligenza\u2026 <strong>Ma allora se uno non \u00e8 intelligente, lo possiamo uccidere?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa allora se uno non \u00e8 intelligente, lo possiamo uccidere?\u201d. <strong>Una domanda meravigliosa e potente che ci mette di fronte a una delle tante forme di ipocrisia con le quali, da adulti, si finisce col convivere senza troppa difficolt\u00e0<\/strong>. Commentando l\u2019immagine, Tan osserva peraltro come la scena, nata originariamente con l\u2019obiettivo di risultare semplicemente \u201cdivertente\u201d, si presti molto bene a rappresentare l\u2019idea di un mondo \u201cgovernato da leggi arbitrarie\u201d \u2013 qualcosa che i bambini possono apprezzare, corrispondendo almeno in parte alla loro stessa esperienza di \u201cstranieri\u201d in un mondo governato dagli adulti \u2013 che potrebbe spiegare una certa vulnerabilit\u00e0 a pensieri superstiziosi, che spingono a mettere in relazione cose che non hanno alcuna relazione alimentando illogici sensi di colpa rispetto alle proprie azioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tan, d\u2019altra parte, \u00e8 maestro nel lanciare domande sull\u2019incontro dell\u2019individuo col mondo, sul senso dell\u2019identit\u00e0 e dell\u2019appartenenza, nonch\u00e9 sul rapporto tra gli esseri viventi, attraverso visioni narrative attraversate da un sottile umorismo che non teme l\u2019ombra e l\u2019inquietudine, n\u00e9 lo spiazzante e il magico<\/strong>. Basti pensare \u2013 pescando tra le pagine di <em>Piccole storie di periferia<\/em> \u2013 alla silenziosa, delicata eloquenza del saluto di Eric a chiusura del suo viaggio d\u2019istruzione sul pianeta Terra, o allo spietato destino degli stecchi nell\u2019omonimo racconto, che costringono i loro persecutori a porsi domande inattese e scomode, ma vivificanti; alla protagonista di <em>L\u2019albero rosso<\/em>, nell\u2019alternarsi di considerazioni esistenziali che compaiono di pagina in pagina, in forma di scene e frasi secche come aforismi; o, ancora, alle grandi lumache alle prese con una notturna e luminosa danza d\u2019amore in <em>Piccole storie dal centro<\/em>. E si tratta di <strong>domande che anche i bambini pi\u00f9 piccoli sanno cogliere, se si offre loro la possibilit\u00e0 di farlo e se si ha il coraggio di \u201cperdere tempo\u201d ad ascoltarli con paziente e curiosa disponibilit\u00e0<\/strong>, come ha fatto Federica Gardella, proponendo <em>Regole dell\u2019estate<\/em> nel contesto di una classe eterogena di scuola dell\u2019infanzia, dove l\u2019attenzione dei bambini si \u00e8 concentrata sulla figura del corvo presente in ogni tavola dell\u2019albo, fino a diventare stormo nelle pagine drammatiche che precedono la fine della storia: <br \/><em>Questo corvo [racconta Federica riportando l\u2019accavallarsi e lo svilupparsi delle considerazioni dei bambini che si alimentano reciprocamente] li guarda dritti negli occhi, li guarda sempre, li sta spiando, \u00e8 un corvo con una telecamera, il re dei corvi seguito da un esercito di corvi [\u2026], \u00e8 un corpo creato in un laboratorio da uno scienziato pazzo nella fabbrica dei corvi [\u2026], la fabbrica dove vengono creati i corvi per spiare i bambini [\u2026], s\u00ec, perch\u00e9 sono i genitori\u2026 lo scienziato pazzo \u00e8 il genitore che li vuole guardare\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un passaggio che ci consente di chiudere circolarmente il discorso, rievocando la figura dello \u201cscienziato pazzo\u201d dalla quale siamo partiti \u2013 il dottor Frankenstein \u2013 che diventa qui figura dell\u2019adulto, colto nello squilibrio del suo rapporto con l\u2019infanzia, nel segno del potere e del desiderio di controllo. Intuizioni di estremo interesse. Intuizioni inquietanti, anche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intuizioni che ci dicono quanto <strong>le immagini, attivate dalle parole che le accompagnano, possano spingere il lettore a guardare e non, semplicemente, a vedere,<\/strong> e quindi invitare a pensare, come auspicava <strong>Antonio Rubino,<\/strong> vero e proprio cultore dello sguardo, inteso come strumento di lettura e comprensione del mondo, al principio degli anni Trenta (Rubino, 1933, p. 4): <br \/><strong><em>Chi guarda vede, ma intensamente, <\/em><\/strong><br \/><strong><em>nella maniera la pi\u00f9 intelligente! <\/em><\/strong><br \/><strong><em>Chi guarda vede, ma fa di pi\u00f9: <\/em><\/strong><br \/><strong><em>fissa le cose, pensandoci su! <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle proposte da Tan sono immagini che invitano a entrare nello spazio letterario, dove il pensiero prende la forma di figure, e a goderne, in primo luogo, offrendo in aggiunta la possibilit\u00e0, bandita ogni fretta, di cimentarsi nell\u2019esercizio del pensiero riflessivo e nel gioco dell\u2019interpretazione. E ci aiutano a non dimenticare che nell\u2019opera letteraria, come scrive <strong>Maria Teresa Andruetto<\/strong> riflettendo sul proprio lavoro di scrittura (ma credo che quanto scrive valga anche per gli autori di opere visive o verbo-visuali), <strong>la relazione tra dimensione estetica ed etica \u00e8 ci\u00f2 che consente, nell\u2019arte, di esprimere una \u201cverit\u00e0 senza dogmi\u201d, la verit\u00e0 della metafora, del racconto<\/strong>, della messa in scena (Andruetto, 2014, pp. 68-69): <br \/><em>Per questo la letteratura non \u00e8 il luogo della certezza, ma il territorio del dubbio. Niente \u00e8 pi\u00f9 liberatorio e rivoluzionario della possibilit\u00e0 che ha l\u2019uomo di dubitare, di mettersi in discussione. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di percorrere le vie della filosofia fin dall\u2019infanzia, potremmo dire, a partire dall\u2019incontro con le figure, assumendo uno <strong>sguardo curioso e interrogante<\/strong>, attento ai segni del visibile: uno sguardo che non si lasci appagare e addormentare dalle prime e pi\u00f9 semplici impressioni della visione, <strong>trovando nell\u2019immagine e nel lavoro di ricerca del significato che questa pu\u00f2 dischiudere un\u2019occasione di riflessione anche sul proprio sentire, cos\u00ec come sul proprio porsi in relazione col mondo e col modo in cui ciascuno se lo racconta<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Immagine di copertina: Shaun Tan,\u00a0<em>Moonfish<\/em>, edition of 500, image approx 30 x 45cm<br \/>https:\/\/www.shauntan.net\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il terzo gioved\u00ec del mese di novembre l&#8217;UNESCO ha istituito la Giornata Mondiale della Filosofia, che quest&#8217;anno cade il 18 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":18546,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[2],"tags":[183],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18539"}],"collection":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18539"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18539\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18548,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18539\/revisions\/18548"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/18546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18539"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18539"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18539"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}