{"id":15900,"date":"2021-03-07T21:33:19","date_gmt":"2021-03-07T21:33:19","guid":{"rendered":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=15900"},"modified":"2021-03-08T10:25:23","modified_gmt":"2021-03-08T10:25:23","slug":"ritratti-di-donne-invasate-di-versi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=15900","title":{"rendered":"Ritratti di donne \u201cinvasate di versi\u201d"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"text-decoration: underline;\">di Maria Greco &#8211; Responsabile settore scuola del Centro per il libro e la lettura<\/span><\/p>\n<p>Riflettendo sul tema di oggi, la <strong>Giornata internazionale della Donna<\/strong>, mi inceppo in un dilemma, noto da tempo e sotto gli occhi di tutti: &#8220;Perch\u00e9, <strong>sfogliando i testi di letteratura, la presenza delle donne autrici, delle poetesse, delle letterate \u00e8 quasi assente<\/strong>?&#8221;. Poche, pochissime, di sicuro nessuna di loro \u00e8 riuscita a ricavarsi uno spazio pi\u00f9 ampio di una pagina, quella che di solito \u00e8 riservata agli autori minori. Parlo, in particolare, della letteratura italiana e, per formazione e &#8220;deformazione&#8221;, della letteratura greca e di quella latina. Ma, mentre nell\u2019antica Grecia e nell\u2019antica Roma possiamo rintracciare un motivo &#8220;sociale&#8221;, in quanto la quasi totale assenza di donne dedite alla letteratura e alla poesia si deve certamente ai canoni letterari imposti dalle politiche patriarcali, che hanno ammutolito a lungo i canti delle donne, tant\u2019\u00e8 che lo stesso Euripide fa affermare al coro di\u00a0<em>Medea<\/em>, che solo un\u00a0piccolo gruppo<strong>\u00a0<\/strong>di donne\u00a0<em>non \u00e8 stato estraneo alle Muse<\/em>\u00a0(vv. 1080 e ss.), non si pu\u00f2 dire lo stesso della letteratura italiana, che sembra mettere a tacere la donna anche in tempi pi\u00f9 recenti, quasi a sottolineare, allora come ora, che l\u2019ispirazione, sebbene di genere femminile, fosse quasi esclusivamente prerogativa maschile.<\/p>\n<p>Durante gli anni scolastici, <strong>questa assenza passa quasi sempre inosservata<\/strong> (solo alcune fanciulle che hanno letto Simone de Beauvoir potrebbero accorgersi di questa discriminazione) e se capita che qualcuna\/o la faccia notare, la risposta pi\u00f9 comune \u00e8: &#8220;Le donne non hanno scritto grandi opere al pari dei loro colleghi uomini&#8221;.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<\/p>\n<p>In secoli di storia della letteratura, la donna \u00e8 stata scritta e raccontata dall\u2019uomo, <strong>come se il &#8220;femminile&#8221; potesse avere voce solo attraverso la parola maschile<\/strong> e cos\u00ec nel mondo della letteratura la donna vive come sdoppiata: da un lato, \u00e8 la musa che ispira il Poeta, dall\u2019altro, quando le si consente l\u2019accesso al mondo letterario in veste di soggetto scrivente, si trova ai margini.<\/p>\n<p><strong>Nel mondo antico esistettero donne colte e raffinate<\/strong>, ma sono state sempre ignorate perch\u00e9, come si \u00e8 accennato, scrivere era &#8220;cosa da uomini&#8221; e le donne &#8220;non erano portate per le lettere&#8221; e non era loro concesso recitare a teatro, se non per spettacoli lascivi.<br \/> In realt\u00e0 nel mondo classico greco e romano esistevano tante poetesse, donne dall\u2019animo sensibile apprezzate da un vasto e colto pubblico.<\/p>\n<p>Partendo, in ordine cronologico, con un <strong>excursus<\/strong> cha dar\u00e0 rilievo a &#8220;rappresentanti&#8221; delle varie epoche, <strong>dall\u2019antica Grecia ad oggi<\/strong>, ricordiamo:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15906\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Saffo-1.png\" alt=\"Saffo\" width=\"1639\" height=\"615\" \/><br \/><\/strong><em>Pompei, affresco 55-79 d.C.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SAFFO<\/strong><\/p>\n<p>Colei che per l\u2019Antologia Palatina, era la &#8220;<strong>decima musa<\/strong>&#8221; dopo nove poeti lirici, definita con questa perifrasi apparentemente elegante perch\u00e9\u00a0la parola\u00a0<em>poeta<\/em>\u00a0declinata al femminile (\u03c0\u03bf\u03b9\u1f75\u03c4\u03c1\u03b9\u03b1) non esisteva (sar\u00e0 attestata per la prima volta, senza ironia, nelle epigrafi di et\u00e0 ellenistica). Colei che per prima tra i lirici arcaici interpret\u00f2 il sentimento d\u2019amore con l\u2019interiorit\u00e0 tipica femminile. <strong>Nacque e visse nell\u2019isola di Lesbo, tra la fine dell\u2019VIII e l\u2019inizio del VI secolo a.C.<\/strong> Si sa che spos\u00f2 un ricco uomo e che ebbe una figlia, Cleide. Un frammento ne paragona orgogliosamente la bellezza a fiori d\u2019oro. Una diffusa tradizione voleva che Saffo fosse morta gettandosi dalla rupe di Leucade perch\u00e9 il giovane Faone aveva respinto il suo amore e la stessa tradizione le negava ogni fascino nell\u2019aspetto. Sappiamo che si tratta in entrambi i casi di dicerie: Platone, infatti, defin\u00ec Saffo &#8220;la bella&#8221;. Le maldicenze dei comici la accusarono di omosessualit\u00e0: in realt\u00e0 oggetto esclusivo dell\u2019amore di Saffo \u00e8 una schiera di fanciulle che lei ospitava nella sua casa, nel suo<em> t\u00ecaso, <\/em>in senso lato una comunit\u00e0 a scopo religioso e culturale, devota a una particolare divinit\u00e0. Nell\u2019ambiente raffinato dell\u2019isola di Lesbo, al <em>t\u00ecaso<\/em> erano attribuiti l\u2019educazione e l\u2019inserimento delle fanciulle nella societ\u00e0 delle donne sposate; particolare importanza (oltre alla danza, al canto e alla poesia) rivestiva l\u2019educazione dei sentimenti per poter affrontare la vita adulta e il matrimonio: l\u2019eros omosessuale di Saffo rientrava, dunque, in una realt\u00e0 comunemente accettata e considerata normale. Testimonianza di quanto ci siamo involuti.<br \/>Della sua copiosa produzione, suddivisibile in due gruppi (epitalami e poesia &#8220;autobiografica&#8221;), rimangono solo frammenti grazie ai quali, per\u00f2, riusciamo a carpire la grandezza della poetessa di Lesbo, le sue emozioni d\u2019amore, la sua devozione ad Afrodite e alle sue fanciulle, attraverso la memoria degli affetti che si allontanavano da lei, attraverso l\u2019esperienza dell\u2019eros: &#8220;<em>Sei venuta, e hai fatto bene: io ti volevo, e hai refrigerato il mio cuore ardente di desiderio<\/em>&#8221;\u00a0(fr. 48). Descrive tutta la sua interiorit\u00e0, scandagliando la sua anima, attraverso una dettagliata &#8220;psicologia dell\u2019amore&#8221;: &#8220;<em>Tramontata \u00e8 la luna e le Pleiadi anche. \u00c8 gi\u00e0 mezzanotte. Cos\u00ec svanisce pure la mia giovinezza e nel mio letto resto sola<\/em>&#8221;\u00a0(fr. 168b); e ancora: &#8220;<em>L\u2019amore mi ha lacerata l\u2019anima con la stessa violenza con cui il vento del monte s\u2019abbatte sulle querce<\/em>&#8220;<em> (<\/em>fr. 47).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15907\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Saffo-1-1.png\" alt=\"Saffo (1)\" width=\"1639\" height=\"610\" \/><em>Francesco Jerace,\u00a0<\/em>Nosside<em>. Busto in marmo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NOSSIDE DI LOCRI<\/strong><\/p>\n<p>Contemporanea di Anite di Tegea, poetessa <strong>epigrammista di et\u00e0 ellenistica<\/strong>, Nosside fu anche lei una epigrammista di area dorica. Nata a Locri Epizefiri, sulla costa della Calabria, Nosside \u00e8 stata un\u2019artista nota per la sua totale dedizione all\u2019universo femminile, tanto che i poeti la soprannominarono &#8220;<strong>Voce di donna<\/strong>&#8221; (Antologia Palatina IX, 29). Non c\u2019\u00e8 da stupirsi di questa vena poetica: in un primo epigramma lei stessa si dichiara erede dell\u2019arte di Saffo e come erede le toccarono anche le accuse di omosessualit\u00e0 e prostituzione. Il pi\u00f9 noto e bello dei suoi dodici epigrammi \u00e8 un\u2019ardente esaltazione dell\u2019amore, motivo dominante della sua opera, in cui la poetessa si automenziona ed esplicita le sue affermazioni programmatiche: &#8220;<em>Nulla \u00e8 pi\u00f9 dolce dell\u2019amore, ogni altra felicit\u00e0 gli \u00e8 seconda; dalla bocca sputo anche il miele. Cos\u00ec dice Nosside; solo chi non \u00e8 amato da Cipride ignora quali rose siano i suoi fiori<\/em>&#8221;\u00a0(Antologia Palatina, V, 170).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15908 aligncenter\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/sulpicia.png\" alt=\"sulpicia\" width=\"1639\" height=\"601\" \/><em>Particolare di Pietro di Francesco degli Orioli, <\/em>Sulpicia<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SULPICIA<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019unica <strong>poetessa romana<\/strong> di cui ci siano giunte alcune poesie. Vissuta nel I secolo d.C., <strong>ai tempi di Augusto<\/strong>, epoca di grande fermento letterario, apparteneva alla classe aristocratica. Sulpicia rappresenta un importante documento dell\u2019emancipazione raggiunta all\u2019epoca dalle donne; la sua produzione comprende sei brevi elegie, in tutto quaranta versi, tramandate come un ciclo di carmi contenuto all\u2019interno del libro 3 del\u00a0<em>Corpus Tibullianum<\/em>: sono appassionati messaggi d\u2019amore, vere e proprie grida dell\u2019anima, scritti dalla poetessa, sulla cui reale esistenza un tempo si era dubitato, essendo stata avanzata l\u2019ipotesi che non fosse mai esistita e che i componimenti a lei attribuiti fossero esercitazioni letterarie di poeti del circolo di Messalla. La prima elegia (<em>Finalmente \u00e8 giunto l\u2019amore<\/em>) funge da introduzione: <strong>Sulpicia non si cura della buona reputazione, vuole parlare liberamente del suo amore<\/strong>. Le altre sono \u2018messaggi\u2019 d\u2019amore diretti a Cerinthus, il suo amato: Sulpicia parla di un viaggio che contro la sua volont\u00e0 deve affrontare per seguire lo zio e tutore Messalla nella sua propriet\u00e0 di Arezzo, e che rischia di farla stare lontana da Cerinthus nel giorno del suo compleanno. Ma nell\u2019elegia successiva, la poetessa annuncia che il viaggio \u00e8 stato annullato e lei pu\u00f2 festeggiare, cos\u00ec, il compleanno con il suo amato. In Sulpicia ricorrono, dal punto di vista femminile, le stesse situazioni tipiche degli altri elegiaci: l\u2019infedelt\u00e0 dell\u2019amato, che la tradisce con un\u2019altra, per giunta una donna di bassa condizione sociale, e la malattia della poetessa: &#8220;<em>O Cerinthus, non hai una pietosa preoccupazione per la tua ragazza, perch\u00e9 la febbre ora tormenta il mio corpo sfinito? Ah, non desidererei di sconfiggere l\u2019odiosa malattia se non pensassi che anche tu lo vuoi! Ma che mi gioverebbe sconfiggere la malattia se tu puoi sopportare il mio male con animo insensibile?<\/em>&#8221;\u00a0(elegia 3.17).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15909\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/sulpicia-1.png\" alt=\"sulpicia (1)\" width=\"1639\" height=\"608\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>COMPIUTA DONZELLA<\/strong><\/p>\n<p>Figura enigmatica, alcuni critici ne mettono persino in dubbio l\u2019esistenza. Nome letterario di una <strong>poetessa del XIII secolo<\/strong>, della quale ci sono rimaste solo notizie frammentarie\u00a0e alla quale vengono attribuiti tre sonetti; la sua\u00a0importanza storica\u00a0\u00e8 notevole: si tratta probabilmente della <strong>prima donna che ha scritto componimenti in lingua volgare italiana<\/strong>. Nobile, era una donna colta, amica di Guittone d\u2019Arezzo, che la riteneva una stimata\u00a0rimatrice. Eppure, di questa donna coraggiosa, nelle storie letterarie quasi non si trova traccia.<br \/>Lo stesso Guittone la addita come &#8220;Donna&#8221; Compiuta, non pi\u00f9 donzella, in una lettera\/panegirico, per sottolineare probabilmente &#8220;signora maritata&#8221;. I suoi sonetti sono in stile trovadorico-provenzale e rivelano la conoscenza approfondita della scuola siciliana.\u00a0<em>A la stagione che \u2018l mondo foglia e fiora<\/em>,\u00a0<em>Lasciar voria lo mondo e Deo sevire<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Ornato di gran pregio e di valenza<\/em>\u00a0ci sono stati tramandati da un unico codice, il\u00a0<strong><em>Canzoniere Vaticano<\/em><\/strong>, la pi\u00f9 ricca raccolta antica di poesia italiana delle origini, ovvero di poeti siciliani e prestilnovisti, <strong>fra i quali Compiuta \u00e8 l\u2019unica donna<\/strong>.<br \/>&#8220;<em>Amantata non son como voria di gran vertute n\u00e9 di placimento; ma, qual ch\u2019i\u2019 sia, agio buono volere di servire con buona cortesia a ciascun ch\u2019ama sanza fallimento: ch\u00e9 d\u2019Amor sono e vogliolo ubidire<\/em>&#8221;\u00a0(<em>Ornato di gran pregio e di valenza<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15910\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/stampa.png\" alt=\"stampa\" width=\"1632\" height=\"609\" \/><\/strong><em>Particolare del ritratto di Gaspara Stampa,\u00a0collezione di stampe di Achille Bertarelli<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>GASPARA STAMPA<\/strong><\/p>\n<p>Orfana in tenera et\u00e0, Gaspara Stampa si trasfer\u00ec con la madre e i fratelli a Venezia, dove si dedic\u00f2 agli studi letterari e musicali. In breve tempo divenne <strong>famosa come poetessa e cantante<\/strong> e fu apprezzata per la sua bravura, l\u2019eleganza e la bellezza. <strong>\u00a0<\/strong>La voce pi\u00f9 autentica e spontanea della poesia erotica italiana <strong>del sedicesimo secolo<\/strong>, trascorse la sua breve vita di donna libera e spregiudicata tra amori fugaci e appassionati, tra i quali domin\u00f2 la tormentosa relazione d\u2019amore, poi troncata dall\u2019amante, col conte Collaltino di Collalto, di cui pianse la lontananza quando il conte and\u00f2 in Francia al servizio del re e poi l\u2019abbandono. Cos\u00ec Benedetto Croce si espresse sulle Rime di Gaspara Stampa: &#8220;<em>Il canzoniere di Gaspara Stampa non attir\u00f2 l\u2019attenzione dei contemporanei, troppo letterati per gustare quelle disadorne rime, e poco sensibili alla commossa realt\u00e0 umana; rimase obliato per circa due secoli <\/em>[\u2026]<em> Ma ora <\/em>[\u2026]<em> ha ripreso le genuine sembianze e piace in quello che vuol essere ed \u00e8: non gi\u00e0 alta poesia, ma, come si \u00e8 detto, un epistolario o un diario d\u2019amore<\/em>&#8220;<em>.<\/em> La struttura di questo diario d\u2019amore \u00e8 un chiaro riferimento alla poesia petrarchesca: il canzoniere si apre con un proemio,\u00a0<em>Voi, ch\u2019ascoltate in queste meste rime<\/em>, e si chiude con una poesia di pentimento. L\u2019imitazione di Petrarca si nota in varie parti del suo canzoniere: \u201c<em>Arsi, piansi, cantai; piango, ardo e canto; pianger\u00f2, arder\u00f2, canter\u00f2 sempre\u2026 &#8221;\u00a0<\/em>(<em>Giochi verbali sulle pene d\u2019amore<\/em>). Ci\u00f2 che conferisce grande fascino ai suoi versi \u00e8 l\u2019ispirazione sincera, che risiede specialmente nella forza e nel tormento della passione: &#8220;<em>A poter sostener tanto dolore, giovane e donna e fuor d\u2019ogni ragione, massime essendo qui senza \u2018l mio core e senza voi a mia difensione, onde mi suol venir forza e vigore?<\/em>&#8220;<em>\u00a0<\/em>(<em>Rimandatemi il cor<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dalla fine del Cinquecento in poi, la poesia femminile abbandona i canoni petrarcheschi<\/strong> e d\u00e0 voce ad aspetti pi\u00f9 realistici, con i versi, ad esempio di <strong>Veronica Franco<\/strong>. Il Seicento, secolo che da un punto di vista letterario (e non solo) esaspera il formalismo e il &#8220;concettismo&#8221; (cfr. il marinismo e il barocco), registra la scarsit\u00e0 di presenze femminili nella letteratura e nel diciottesimo secolo molte dame decidono di aderire all\u2019Accademia dell\u2019Arcadia. <strong>Con il Romanticismo prima e il Verismo poi, la voce femminile torna a farsi sentire prepotente<\/strong>, con <strong>Matilde Serao<\/strong> e <strong>Grazie Deledda<\/strong>, unico Nobel italiano della Letteratura \u201cfemminile\u201d (1926). Indagher\u00f2 brevemente la sua poesia &#8220;culturale&#8221;, in quanto la scrittrice verista viene ricordata soprattutto per i suoi romanzi e le sue novelle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15911\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/deledda.png\" alt=\"deledda\" width=\"1639\" height=\"614\" \/><\/strong><em>Grazie Deledda (archivio L&#8217;Unione Sarda)\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>GRAZIA DELEDDA<\/strong><\/p>\n<p>A soli 22 anni, Grazia\u00a0Deledda\u00a0scriveva un componimento in lingua sarda dal titolo\u00a0<em>America e Sardigna. <\/em>In questo componimento giovanile (e inedito), si nota una importante <strong>riflessione culturale circa il concetto di\u00a0lingua\u00a0e di\u00a0multiculturalismo<\/strong>. Ricordiamo che l\u2019autrice sarda ha sempre cercato nelle sue opere di mettere in luce la Sardegna con i suoi misteri, paesaggi, tradizioni, con l\u2019intento di far conoscere una terra &#8220;barbara&#8221; al Continente\u00a0(la penisola italiana), in un periodo in cui la Sardegna era ancora considerata, appunto, una terra &#8220;straniera&#8221;. <a href=\"https:\/\/arcopoesia.wordpress.com\/2016\/09\/16\/grazia-deledda-america-e-sardigna\/\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Qui il testo<\/strong><\/span><\/a>.\u00a0La scrittrice\u00a0si rivolge direttamente alla lingua sarda, intesa come messaggera per la sua vicinanza al latino, al fine di poter solcare i mari e manifestarsi ai linguaggi altrui, facendosi conoscere e scoprire nella sua interezza, sottolineando il <em>topos<\/em> letterario della lingua messaggera: la lingua evidenzia la\u00a0necessit\u00e0 di confronto culturale con il Continente, di integrazione ed anche di accettazione della diversit\u00e0.<br \/>&#8220;<em>Se per ogni artista \u00e8 indelebile l\u2019impronta delle prime sensazioni, queste lasceranno solchi tanto pi\u00f9 profondi quanto pi\u00f9 grande \u00e8 in essa la virt\u00f9 di eccitare la sensibilit\u00e0<\/em>&#8220;<em> (<\/em>Mercede Mundula a proposito della poesia \u201crude e pensosa\u201d di Grazia Deledda).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mio excursus poetico al femminile termina con un Premio Nobel. <strong>Dal Novecento in poi<\/strong>, infatti, <strong>le voci poetiche femminili sono sempre di pi\u00f9 e pi\u00f9 facilmente rintracciabili<\/strong>, da <strong>Ada Negri<\/strong> a <strong>Sibilla Aleramo<\/strong> (pseudonimo di Rina Faccio), ad <strong>Antonia Pozzi<\/strong>, ad <strong>Amelia Rosselli<\/strong> ad <strong>Alda Merini<\/strong>&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Suggerisco la consultazione di questa raccolta <strong>per chi volesse approfondire<\/strong> le autrici, scrittrici e poetesse della nostra letteratura italiana:<br \/><a href=\"http:\/\/www.accademia-alfieri.it\/pagine\/donne1.htm\">http:\/\/www.accademia-alfieri.it\/pagine\/donne1.htm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Greco &#8211; Responsabile settore scuola del Centro per il libro e la lettura Riflettendo sul tema di oggi, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":15913,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[2,19],"tags":[161,79,26,39],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15900"}],"collection":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15900"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15900\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15916,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15900\/revisions\/15916"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/15913"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}