{"id":15796,"date":"2021-02-19T21:11:49","date_gmt":"2021-02-19T21:11:49","guid":{"rendered":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=15796"},"modified":"2021-02-20T11:37:03","modified_gmt":"2021-02-20T11:37:03","slug":"apologia-dellitaliano-e-del-latino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=15796","title":{"rendered":"Apologia dell&#8217;Italiano (e del Latino)"},"content":{"rendered":"<p><em>In occasione della <strong>Giornata Internazionale della Lingua Madre<\/strong>, il 21 febbraio, abbiamo riunito materiali e<\/em> <em>bibliografie con libri in diverse lingue per promuovere il multilinguismo; disponibili a questo <a href=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-admin\/post.php?post=15762&amp;action=edit\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>link<\/strong><\/span><\/a>. Qui di seguito troverete un approfondimento realizzato da Maria Greco, responsabile settore scuola Centro per il libro e la lettura, sulla lingua italiana e le sue evoluzioni, per ricordare di difendere la ricchezza culturale che risiede in ogni lingua.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">di <strong>Maria Greco<\/strong>,\u00a0responsabile settore scuola Centro per il libro e la lettura<\/span><\/p>\n<p>Perch\u00e9, in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, scrivere un articolo in difesa dell\u2019Italiano, una apologia, quasi a trattare l\u2019Italiano come una persona? Il sostantivo che d\u00e0 il titolo all\u2019articolo non \u00e8 stato scelto a caso: apologia \u00e8 un discorso a difesa o esaltazione di una persona oppure di una dottrina religiosa o politica. Mi piace pensare all\u2019Italiano come a una persona: viva, che muta, si trasforma, ci permette di comunicare, di ritrovarci in una identit\u00e0 comune, ci regala il senso di appartenenza ad un popolo che ha lottato per ottenere l\u2019unit\u00e0 politica e, quindi, linguistica. Ecco perch\u00e9 in questo articolo user\u00f2 la lettera maiuscola quando parler\u00f2 della nostra lingua.<\/p>\n<p>\u00c8 con noi da sempre, nelle sue evoluzioni.<\/p>\n<p><strong>Breve excursus storico della lingua italiana. Apologia del Latino.<\/strong><\/p>\n<p>Stabilire quando nasce o da quando si comincia a parlare la lingua italiana non \u00e8 cosa semplice. Prima di affrontare la questione occorre soffermarsi brevemente sulla nostra vera lingua madre, il Latino: l\u2019Italiano non pu\u00f2 esistere senza il Latino. Inconsapevolmente (o consapevolmente) oggi noi parliamo il \u201cLatino del XXI secolo\u201d: certamente con tante e tali trasformazioni che non siamo pi\u00f9 in grado di capire un testo latino, ma il dato fondamentale \u00e8 che non c\u2019\u00e8 stata nessuna soluzione di continuit\u00e0 nel passaggio dal Latino all\u2019Italiano, nessuna interruzione, bens\u00ec una trasformazione. Ecco perch\u00e9 ritengo errato parlare di \u201clingua morta\u201d quando si parla del Latino. Il suo espandersi, da idioma proprio di una piccola comunit\u00e0 a lingua di un impero, ha infatti coinciso con l\u2019estinzione di molte altre. A cominciare dall\u2019Etrusco per finire con le lingue appartenute a Galli, Iberi, Lusitani, Daci\u2026 Alla maniera dell\u2019odierno <em>killer english<\/em>, come alcuni studiosi amano definire la lingua che un tempo fu propria solo dell\u2019lnghilterra e che oggi si espande in aree sempre pi\u00f9 lontane da quella originale, anche il Latino ha \u201cucciso\u201d molte lingue che erano vive e floride fino al suo avvento. Dopo di che anch\u2019esso \u00e8 andato incontro alla \u201cmorte\u201d, molto lenta, ma soprattutto parziale, direi solo apparente, visto che questo idioma sopravvive nelle numerose lingue romanze che da esso sono derivate e che ad esso sono regolarmente tornate nei secoli successivi attraverso l\u2019educazione e la cultura. Sia pure modificati dal tempo e dalle vicende storiche, lessico e struttura del Latino continuano a vivere nell\u2019Italiano, nel Francese, nel Rumeno, nello Spagnolo, nel Portoghese\u2026 E anzi le parole latine hanno massicciamente \u201ccontagiato\u201d perfino la lingua attualmente pi\u00f9 potente fra quelle parlate al mondo, l\u2019Inglese, che pur avendo origini germaniche, per il 70% del proprio lessico presenta termini di origine variamente latina. Come si pu\u00f2, dunque, considerare \u201cmorta\u201d una lingua come questa? Il Latino non \u00e8 mai realmente morto. Non solo, infatti, ha continuato a vivere nelle lingue romanze, metamorfosandosi, ma in tutta la sua purezza (o quasi) ha continuato anche ad essere usato come lingua di cultura: strumento di comunicazione fra dotti, scienziati, diplomatici, professori e studenti. Una lingua che ha avuto una tale funzione non pu\u00f2 essere seriamente definita \u201cmorta\u201d. Anzi, se si considera tutta la ricchezza culturale che dal Latino si \u00e8 generata, attraverso testi che nei secoli si \u00e8 continuato a leggere, studiare e commentare, tanto che gran parte del nostro bagaglio filosofico, letterario e scientifico trova in questi le proprie basi, la lingua dei Romani appare paradossalmente pi\u00f9 viva di tanto Italiano, sciatto e grossolano, che oggi risuona nella bocca di certi politici o comunicatori.<\/p>\n<p>Nel tempo, diverse volte mi \u00e8 stato chiesto da alunne e alunni: \u201cPerch\u00e9 studiare lingue morte, come il Latino e il Greco?\u201d. La mia risposta \u00e8 sempre stata secca: \u201cPoni meglio la domanda\u2026Queste lingue non sono affatto morte\u201d. E lo dimostravo non solo con bei discorsi persuasori e avvincenti (di stampo filosofico-aneddotico), ma anche con la pratica della comparazione linguistica. Ovviamente l\u2019Italiano non deriva da quel Latino \u201calto\u201d, il cui teorizzatore e simbolo vivente \u00e8 Cicerone: questo Latino letterario \u00e8 quello che si impartisce agli studenti liceali, \u201cclassico\u201d, appunto, che si sviluppa in un\u2019epoca (l\u2019ultimo periodo repubblicano) in cui impera la cultura della parola regolata e della norma, una vera e propria \u201cideologia grammaticale\u201d. Quando Petrarca si scaglia contro il latino di Dante (che \u00e8 quello medievale) e pochi decenni pi\u00f9 tardi Lorenzo Valla si impegna a restaurarne le raffinatezze, hanno in mente appunto il Latino letterario che, con la caduta dell\u2019Impero romano, quindi a partire dal V sec. d.C., rest\u00f2 solo lingua scritta, mentre, sulla base delle diverse variet\u00e0 di Latino parlato nelle molte regioni dell&#8217;Impero, si affermarono tante lingue diverse, tra cui l\u2019Italiano che deriva, dunque dal Latino comunemente parlato a Roma. Nella nostra lingua sono tanti i latinismi, (o parole \u201cdi trafila dotta\u201d), che conservano pi\u00f9 fedelmente l&#8217;originaria forma latina (ad esempio, dal lat. <em>pensum<\/em>= <em>peso<\/em>, derivano due verbi, <em>pesare e pensare<\/em>: la prima \u00e8 una parola popolare, la seconda \u00e8 un latinismo, nell\u2019accezione di soppesare una decisione, meditare, quindi riflettere; da <em>vitium<\/em> derivano <em>vezzo <\/em>(\u201ctrafila popolare\u201d) e <em>vizio<\/em>, pi\u00f9 comune, preso dal \u201cLatino dotto\u201d e cos\u00ec via. Stabilito che il Latino non \u00e8 mai morto, sicuramente si \u00e8 trasformato, prima in quello che si definisce volgare, poi, attraverso le diverse \u201cQuestioni della lingua\u201d, in quello che oggi ci identifica da un punto di vista linguistico.<\/p>\n<p>Molti pensano che la lingua italiana possa essere definita tale a partire da Dante, dalla sua Commedia: questo perch\u00e9 si ritiene che all\u2019inizio di ogni tradizione linguistica ci sia un grande testo letterario. Un esempio lampante ci \u00e8 fornito dalla letteratura greca, che non comincia con Omero e i suoi poemi come i pi\u00f9 credono, ma con le tavolette di argilla risalenti al 1500 a.C., che contenevano la contabilit\u00e0 dei palazzi reali di Creta e di vari luoghi della Grecia continentale. \u00c8 cos\u00ec anche per l\u2019Italiano: prima di arrivare ai testi letterari, occorre passare attraverso testi che hanno una motivazione pratica, estremamente concreta; il primo documento in cui \u00e8 evidente un uso consapevole del volgare distinto dal Latino sono i cosiddetti \u201cPlaciti campani\u201d (o Placiti Cassinesi), formule testimoniali che risalgono al 960-963 d.C. sull&#8217;appartenenza di certe terre ai monasteri benedettini di Capua, Sessa Aurunca e Teano. Il primo \u00e8 il famoso Placito capuano, la cui pergamena contiene la storica frase <em>Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trent\u2019anni le possette parte Sancti Benedicti<\/em>. Si \u00e8 sicuri della significanza di questo documento perch\u00e9 questa frase \u00e8 inserita in un contesto latino, c\u2019\u00e8 quindi un chiaro stacco tra Latino e Italiano, c\u2019\u00e8 la piena consapevolezza di utilizzare un codice diverso. Nello stesso tempo la lingua \u00e8 perfettamente autonoma rispetto al Latino non solo per l\u2019uso di alcune parole che hanno gi\u00e0, come oggi, un significato tecnico-giuridico, come <em>parte<\/em> (oggi si dice <em>le parti<\/em> in un processo), ma anche nella struttura caratteristica dell\u2019Italiano colloquiale che ha l\u2019espressione <em>le possette<\/em>, in cui notiamo quella definita dai linguisti \u201cdislocazione a sinistra\u201d, ovvero una anticipazione di un elemento della frase attraverso un pronome atono (<em>kelle terre\u2026.le possette<\/em>). Non \u00e8 una ridondanza, bens\u00ec un elemento tipico dell\u2019Italiano parlato (Es. <em>Questo problema lo dobbiamo risolvere \u2013 Dobbiamo risolvere questo problema<\/em>).<\/p>\n<p>Il volgare come<strong>\u00a0<\/strong>lingua letteraria\u00a0comincia a diffondersi pi\u00f9 tardi, all\u2019inizio del XIII secolo, grazie al\u00a0<em>Cantico delle Creature<\/em>\u00a0di<strong>\u00a0<\/strong>San Francesco d\u2019Assisi\u00a0e alle laudi religiose di\u00a0Jacopone da Todi. A queste opere, scritte in volgare umbro, seguono quelle dei\u00a0poeti siciliani\u00a0della corte di\u00a0Federico II di Svevia. La poesia dei Siciliani ha un tale successo che, per diffonderla anche nella Penisola, dei copisti toscani copiano alcune poesie e le traducono in\u00a0volgare fiorentino. In Toscana, mezzo secolo pi\u00f9 tardi, il volgare diventa definitivamente lingua letteraria, con pari dignit\u00e0 rispetto al Latino, grazie alla corrente poetica del\u00a0Dolce Stil Novo. I poeti toscani del Dolce Stil Novo riprendono\u00a0e ampliano i temi della poesia siciliana. Tra i vari volgari italiani, il\u00a0tosco-fiorentino\u00a0si afferma come variet\u00e0 di riferimento, sia perch\u00e9 i tre pi\u00f9 grandi e famosi scrittori in volgare del secolo,\u00a0Dante,\u00a0Petrarca\u00a0e\u00a0Boccaccio, sono tutti\u00a0toscani, sia perch\u00e9 nel quattordicesimo secolo\u00a0Firenze\u00a0diventa la citt\u00e0 italiana pi\u00f9 importante a livello economico e culturale.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 nel Cinquecento, quando il volgare si afferma definitivamente come lingua, che si avverte la necessit\u00e0 di dare risposte concrete al dibattito sulla questione della lingua, gi\u00e0 sollevato da Dante nel suo trattato\u00a0<em>De vulgari eloquentia<\/em><strong>:\u00a0<\/strong>in questo scritto, il pensatore fiorentino teorizz\u00f2 per la prima volta gli aspetti del volgare italiano, cercandone di comprendere le origini e di stabilire quali fossero i canoni per un buon uso stilistico della lingua. Infatti, per Dante, la lingua italiana prima di tutto doveva essere una\u00a0lingua di uso colto e letterario, che non ricadesse nei canoni della bassezza popolare. La soluzione sar\u00e0 proposta da Pietro Bembo nelle sue <em>Prose della volgar lingua\u00a0<\/em>(1525): si tratta di un dialogo in tre libri, l\u2019ultimo dei quali contiene una grammatica italiana, in cui l\u2019autore indica i\u00a0modelli linguistici\u00a0non nel fiorentino parlato ai suoi tempi, ma in quello letterario del Trecento di cui\u00a0e Boccaccio e Petrarca sono i massimi esponenti rispettivamente\u00a0per la prosa e la poesia; questa impostazione, \u00e8 detta anche \u201cClassicismo del volgare\u201d, in quanto basata sugli esempi degli scrittori \u201cclassici\u201d del volgare.\u00a0<\/p>\n<p>Ma \u00e8 il 1612 la data fondamentale nel processo di formazione della lingua italiana, anno in cui esce il Vocabolario della Crusca, strumento innovativo che gli Accademici progettano e realizzano per diffondere il fiorentino trecentesco. Una summa di facile consultazione, in quanto in ordine alfabetico, che ha consentito di avere un modello linguistico nazionale almeno per quanto riguarda la lingua scritta.<\/p>\n<p>Fino al 1861, anno dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, la ricerca di un sistema linguistico nazionale era stato appannaggio degli scrittori e del ceto colto. Dall\u2019anno dell\u2019unit\u00e0 politica la lingua divent\u00f2 un problema sociale e fu allora che il governo italiano si pose il problema di un modello linguistico da proporre a tutti i cittadini del nuovo Stato. Inizialmente Alessandro Manzoni nel 1868 pubblic\u00f2 un saggio intitolato\u00a0<em>Dell\u2019unit\u00e0 della lingua e dei mezzi di diffonderla<\/em>. Ora era chiaro che l\u2019Italiano doveva diventare un mezzo veicolante e coercitivo all\u2019interno del nuovo paese. Si dovr\u00e0 aspettare ancora qualche decennio finch\u00e9 esso lo divenne davvero, ma gli studi di Manzoni rimangono comunque prestigiosi e fondamentali all\u2019interno dell\u2019apparato linguistico che oggi giorno parliamo.\u00a0<em>I Promessi Sposi<\/em>\u00a0sono l\u2019esempio di come gli italiani dovrebbero e potrebbero parlare, ma la storia della\/di una lingua non \u00e8 mai ferma, essa \u00e8 in continua evoluzione, tanto che a 100 anni circa dall\u2019Unit\u00e0 Pierpaolo Pasolini, regista, scrittore, pensatore, teorizz\u00f2 una nuova questione sulla lingua italiana: dai suoi studi pubblicati egli affermava la nascita di un neo-Italiano, laddove la capitale linguistica italiana non era pi\u00f9 Firenze o Roma, bens\u00ec il cosiddetto triangolo industriale formato da Milano, Torino e Genova con lo sviluppo di una nuova lingua tecnologica, legata alla nuova classe capitalistica, segnata da un linguaggio pi\u00f9 grezzo e meno espressivo. Il nuovo Italiano port\u00f2 alla semplificazione sintattica del periodo, con una netta e drastica diminuzione dei latinismi e con la prevalenza dell\u2019influenza tecnico-scientifica rispetto a quella della letteratura, con una conseguente perdita di prestigio della lingua. Dal pensiero di Pasolini, l\u2019ultimo a teorizzare sulla questione della lingua, si evince che ancora non esiste una lingua nazionale per tutti gli italiani, che si avr\u00e0 solo alla fine degli anni Settanta, quando i mezzi di comunicazione di massa orali avranno inciso su tutta la popolazione, portando cos\u00ec oralmente una lingua modello. Questo ritardo \u00e8 stato il caro prezzo del lungo analfabetismo che ha caratterizzato il nostro Paese. \u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Apologia dell\u2019Italiano.<\/strong><\/p>\n<p>Basterebbe conoscere pi\u00f9 approfonditamente la storia della nostra lingua per prenderne le \u201cdifese\u201d, a prescindere da tutto il resto.<\/p>\n<p>Tuttavia, cercher\u00f2 brevemente di passare in rassegna due dei \u201cfenomeni\u201d che, a mio avviso, impoverendo il nostro lessico, \u201cinquinano\u201d la nostra lingua: l\u2019uso, non sempre necessario e spesso scorretto, di alcuni forestierismi (in particolare anglicismi) e il linguaggio giovanile.<\/p>\n<p>Prima di affrontare la questione degli anglicismi e il loro adattamento linguistico, \u00e8 bene capire in che forma le parole straniere entrano nell\u2019Italiano. Le possibilit\u00e0 sono due: o vengono prese cos\u00ec come sono e inserite nella nostra lingua (in questo caso si parla di prestiti integrali); oppure possono subire degli adattamenti e delle vere e proprie traduzioni (per esempio, besciamella, dal francese <em>bechamelle), <\/em>in questo caso si parler\u00e0 di prestiti adattati e di calchi. Mentre fino al XIX secolo si preferiva adattare le parole straniere alla fonologia e alla morfologia dell\u2019Italiano, successivamente \u00e8 prevalsa l\u2019abitudine di introdurre tali parole cos\u00ec come sono nelle lingue d\u2019origine. Il termine prestito non \u00e8 molto felice: si presuppone che la parola, dopo un po\u2019, venga rispedita al mittente; sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di innesti o di \u201cdoni stranieri\u201d.<\/p>\n<p>Fino agli anni Settanta del Novecento, gli italiani avevano pi\u00f9 dimestichezza con il Francese, che era la lingua pi\u00f9 studiata nelle scuole: questo spiega perch\u00e9 ancora oggi molte parole francesi sono presenti nel nostro lessico. Ci sono parole (come il verbo mangiare) che sottolineano l\u2019influsso che il Francese ebbe in Italia fin dal Medioevo, anche se ormai oggi gli anglicismi prevalgono. L\u2019incontro tra l\u2019Italiano e l\u2019Inglese avvenne pi\u00f9 tardi ed \u00e8 piuttosto recente: dobbiamo, infatti, risalire alla fine della Seconda guerra mondiale e al nuovo assetto geopolitico del mondo. A partire da quel momento l\u2019espansione dell\u2019Inglese o, per essere pi\u00f9 precisi, dell\u2019angloamericano, diventa inarrestabile e pervasiva. Com\u2019\u00e8 noto, uno dei motivi del successo di questa lingua, specie nei linguaggi tecnico-scientifici, \u00e8 rappresentato dalla brevit\u00e0 e dall\u2019espressivit\u00e0 di certe parole come <em>boom, fan, look, pub, zoom<\/em>\u2026 Alcuni settori sembra non possano farne a meno, come quello della cosiddetta neotelevisione: <em>fiction, reality show, decoder, share, zapping, slogan, spot<\/em>\u2026; quello dell\u2019informatica: <em>pc, tablet, download, file, home page, mouse<\/em>\u2026; dell\u2019economia: <em>project manager, stock option, deregulation, advisor\u2026 <\/em>Persino il mondo dei convegni scientifici va riempiendosi di inutili parole inglesi: <em>abstract<\/em> per \u2018riassunto\u2019, <em>call for papers<\/em> per \u2018richiesta di intervento\u2019, <em>coffee break<\/em> per \u2018pausa caff\u00e8\u2019\u2026 Nel campo delle scienze \u00e8 recente la \u201cconversione\u201d del linguaggio medico, tradizionalmente restio all\u2019uso dei forestierismi: si pensi a voci come <em>checkup, day hospital, pacemaker, tac total body, bypass<\/em> (da cui il verbo <em>bypassare<\/em>). Ed \u00e8 proprio questo verbo che introduce uno dei problemi pi\u00f9 vivi che riguardano l\u2019interferenza tra l\u2019Inglese e l\u2019Italiano oggi: se partiamo da basi inglesi come <em>download <\/em>e <em>backup<\/em>, possiamo formare dei verbi con desinenza italiana, ovvero <em>downloadare e backuppare<\/em>, per fare solo due esempi. In questo modo si crea un conflitto insanabile tra la grafia e la pronuncia; pronunciando, infatti, all\u2019italiana seguendo alla lettera la grafia (<em>dovnloadare, baccuppare<\/em>) si produce una pronuncia mostruosamente cacofonica, che non corrisponde ad alcuna realt\u00e0; d\u2019altra parte, pronunciando all\u2019inglese (<em>daunlodare, beccappare<\/em>) si avrebbero parole mezze inglesi e mezze italiane, si produrrebbero altre mostruosit\u00e0. Forse la soluzione migliore potrebbe essere quella di ricorrere ad una perifrasi con un verbo italiano generico come fare e mantenere il sostantivo inglese: fare il <em>backup<\/em> o fare il <em>download.<\/em> I problemi dell\u2019interferenza Italiano-Inglese non finiscono qui: nel linguaggio sportivo, ad esempio, in Italia si chiama <em>mister<\/em> l\u2019allenatore che in Inghilterra \u00e8 il <em>coach,<\/em> si parla di <em>footing<\/em> invece di <em>jogging;<\/em> cos\u00ec nel campo dell\u2019abbigliamento (<em>trench, smoking, tight, body<\/em>\u2026) sono indumenti che non hanno alcuna corrispondenza con l\u2019inglese vero. Abbiamo, poi, inventato <em>beauty center e beuaty farm,<\/em>\u00a0<em>slow food<\/em>\u00a0come alternativa polemica al <em>fast food<\/em> e il <em>long seller<\/em> sul modello di <em>best seller<\/em>. Problema simile \u00e8 quello dei falsi amici: <em>library<\/em> in inglese \u00e8 la biblioteca non la libreria<em>, stamp<\/em> \u00e8 un francobollo non una stampa, <em>stranger<\/em> \u00e8 uno sconosciuto non uno straniero, <em>sensible<\/em> vuol dire ragionevole, non sensibile e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Agli inizi degli anni Duemila si cominci\u00f2 a far notare che il flusso di anglicismi stava assumendo in Italiano proporzioni abnormi, sconosciute ad altre lingue europee, con un conseguente arretramento dell\u2019Italiano in favore dell\u2019Inglese in diversi campi del sapere. Ci\u00f2 destava (e desta) preoccupazione non solo per il rischio che interi settori del lessico vedano l\u2019Italiano progressivamente emarginato, ma anche per la necessit\u00e0 di evitare che nel linguaggio della PA e di tutti gli enti alberghino parole o espressioni inglesi, laddove sarebbe d\u2019obbligo la massima trasparenza comunicativa.<\/p>\n<p>L\u2019allarme cresce in quanto l\u2019influsso dell\u2019Inglese non investe solo il lessico, ma anche le strutture grammaticali, i \u201cmuri\u201d della nostra lingua: un segnale chiaro ci \u00e8 fornito da due preposizioni inglesi, <em>under <\/em>e <em>over<\/em>. La prima a insediarsi \u00e8 stata <em>under<\/em>, soprattutto in ambito sportivo: la Nazionale di calcio <em>under 21<\/em>; dal linguaggio sportivo, <em>under<\/em> si \u00e8 poi diffuso in altre sfere: questo libro \u00e8 adatto agli <em>under 9<\/em>, intendendo i bambini al di sotto dei 9 anni. Sul modello di <em>under<\/em> si \u00e8 diffuso anche <em>over<\/em>. \u00c8 difficile sostituire <em>under<\/em> e <em>over<\/em> con sotto e sopra, considerata la loro diffusione; infatti, gli angloamericanismi che si diffondono sempre di pi\u00f9 nel lessico e nelle strutture grammaticali dell\u2019Italiano, si propongono spesso come la sola possibilit\u00e0 a disposizione di un parlante\/scrivente italiano. Nell\u2019inconscio linguistico degli italiani agisce l\u2019idea che dire una cosa inglese \u201cfa pi\u00f9 chic\u201d.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<\/p>\n<p>Discorso affine \u00e8 quello del linguaggio dei giovani, della cosiddetta \u201cGenerazione Z\u201d che identifica i nati tra il 1995 e il 2010, i quali hanno dei modi di dire propri, nati negli ultimi anni oppure importati da altre parti del mondo, che si evolvono e cambiano in brevissimo tempo, anche a causa dell\u2019utilizzo dello smartphone e dei social media (Tik Tok e Youtube). Si tratta di espressioni provenienti da settori diversi, motivo per cui spesso risultano poco comprensibili alle generazioni pi\u00f9 adulte.\u00a0Tra gli ambiti preferiti dalle nuove generazioni da cui attingere nuovi spunti si pu\u00f2 annoverare la<strong>\u00a0<\/strong>musica, il web, il mondo dei videogiochi e quello anglosassone in generale. Molte espressioni e parole, infatti, non sono altro che termini inglesi, nella maggior parte dei casi abbreviati, tradotti e applicati ad alcune situazioni.\u00a0<\/p>\n<p>Di seguito alcuni siti per approfondire il discorso: il primo raccoglie, in una sorta di vocabolario, alcuni termini utilizzati dai giovani oggi; il secondo evidenzia come i giovani modificano la lingua italiana nel lessico e nella sintassi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.tecnicadellascuola.it\/come-capire-lo-slang-dei-ragazzi-vocabolario-minimo\">https:\/\/www.tecnicadellascuola.it\/come-capire-lo-slang-dei-ragazzi-vocabolario-minimo<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.2duerighe.com\/arte\/117224-parole-nuove-come-i-giovani-modificano-la-lingua-italiana.html\">https:\/\/www.2duerighe.com\/arte\/117224-parole-nuove-come-i-giovani-modificano-la-lingua-italiana.html<\/a><\/p>\n<p>Questa breve trattazione, sicuramente non esaustiva, di temi cos\u00ec ampi ha avuto l\u2019intento di sottolineare la bellezza e la creativit\u00e0 della nostra lingua, nonch\u00e9 la sua importanza storica e la sua \u201ctolleranza\u201d nei confronti di forestierismi cos\u00ec dilaganti.<\/p>\n<p>L\u2019Italiano \u00e8 una lingua stupefacente, seppure complicata, e meravigliosa: usiamola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, il 21 febbraio, abbiamo riunito materiali e bibliografie con libri in diverse [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":15797,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[2,19],"tags":[79,26],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15796"}],"collection":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15796"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15796\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15802,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15796\/revisions\/15802"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/15797"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15796"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15796"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15796"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}