{"id":15617,"date":"2021-01-26T11:42:30","date_gmt":"2021-01-26T11:42:30","guid":{"rendered":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=15617"},"modified":"2021-02-15T10:38:57","modified_gmt":"2021-02-15T10:38:57","slug":"la-biblioteca-di-villa-emma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/?p=15617","title":{"rendered":"La Biblioteca di Villa Emma"},"content":{"rendered":"<p>di Alberto Cavaglion\u00a0<br \/>estratto da\u00a0<em>Hamelin. Storie Figure Pedagogia<\/em>\u00a0n. 27 &#8211; &#8220;Storia e storie&#8221;, gennaio 2011<\/p>\n<p><em>Tra il luglio del 1942 e l\u2019ottobre del 1943, venne ospitato a Villa Emma a Nonantola un gruppo di ragazzi ebrei provenienti da varie citt\u00e0 europee, in attesa di potere emigrare in Palestina. A Nonantola questi ragazzi poterono continuare gli studi e stringere amicizia coi coetanei locali, accompagnati dalla benevolenza e dall\u2019aiuto concreto dei nonantolani. Di quel soggiorno, ricordato ancora oggi come grande esempio di solidariet\u00e0, restano a testimonianza foto e documenti, esposti nella mostra permanente di Villa Emma, a cui si sono aggiunti nel 2003, grazie a un fortunato ritrovamento, i libri della biblioteca appartenuta ai ragazzi ebrei. Di questa biblioteca, il cui catalogo sar\u00e0 presto dato alle stampe, ci parla lo storico Alberto Cavaglion.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un libro \u00e8 come una semente, scriveva Angelo Fortunato Formiggini nel 1909: \u201cDa un granello trovato in una piramide egiziaca potrebbe anche oggi rinascere una fiorente messe biondeggiante\u201d. Salvare un libro, nella tradizione ebraica, \u00e8 un dovere. Quanto \u00e8 accaduto agli 82 volumi dei ragazzi di Villa Emma sembra adesso realizzare quel sogno. Non lontano dalla Modena formigginiana, non in una piramide egiziaca, ma nel solaio di una maestra elementare, si \u00e8 salvato un piccolo patrimonio librario appartenente a quei \u201cragazzi\u201d scampati dalle persecuzioni attraverso la Jugoslavia, l\u2019Italia e poi la Svizzera, fino alla salvezza in Palestina. Fuggendo attraverso l\u2019Europa qualcuno costitu\u00ec per loro una biblioteca.<br \/>Un giorno una commissione europea dovrebbe farsi carico di istituire un Tribunale per riconoscere il titolo di Giusto a quanti hanno contribuito a salvare una semplice cassa di libri.<\/p>\n<p>La Biblioteca dei ragazzi di Villa Emma non \u00e8 una biblioteca come le altre. Sicuramente <em>non<\/em> \u00e8 una libreria politica, che aveva per obiettivo l\u2019indottrinamento dei giovani. Non vi sono i classici della filosofia, non troviamo nemmeno i classici del pensiero sionista. Marx o gli illuministi tedeschi, Herzl e Nordau brillano per la loro assenza. La letteratura offriva invece la possibilit\u00e0 di cercare un altrove, un mondo totalmente diverso da quello della fuga, della clandestinit\u00e0, della paura.<br \/>La vicenda dei libri di Villa Emma richiede di essere collocata dentro una storia pi\u00f9 ampia degna di essere, finalmente, ricostruita. Partendo dal solaio di Nonantola si pu\u00f2 fare un viaggio, ma bisogna dotarsi di un atlante, diverso da quelli che di solito si pubblicano \u2015 con la cronologia degli eccidi, gli infiniti zeri delle vittime civili dei bombardamenti, degli stupri e delle stragi. Una cartografia \u201caltra\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/cavaglion.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15618\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/cavaglion.jpg\" alt=\"cavaglion\" width=\"1299\" height=\"880\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il catalogo di Villa Emma \u00e8 un capitolo della storia affascinante dei libri perduti (o salvati). La fortuna di poter toccare con mano questi volumi, pensando alla strada che hanno fatto, non va disgiunta dal combinarsi di altri elementi. Come, e forse pi\u00f9 di una targa di marmo, il catalogo, una volta che sar\u00e0 stampato a cura della Fondazione Villa Emma (<a href=\"https:\/\/fondazionevillaemma.org\/\">www.fondazionevillaemma.com<\/a>) insegna molte cose, se la si colloca nel suo giusto contesto. Precursori, ad esempio, non mancano.<br \/>Nel 1872 un fantasioso storico francese, Joseph-Marie Qu\u00e9rard, pubblic\u00f2 un catalogo, <em>Livres perdus et exemplaires uniques<\/em>. Qu\u00e9rard ha trascorso larga parte della sua vita a schedare libri scritti e stampati, ma di cui si possiede solo notizia, ma nessun esemplare (tutt\u2019al pi\u00f9 copie uniche, difficilmente accessibili o addirittura fantomatiche). Uno schedario di una biblioteca inesistente.<br \/>Il margine fra esistenza e non-esistenza, quando si parla di libri \u201cperduti\u201d, \u00e8 tenue. \u00c8 accaduto anche con gli 82 libri superstiti, di cui parliamo: esemplari a modo loro unici. Senza possedere il metodo di Qu\u00e9rard, da qualche anno ho iniziato a schedare i libri che in Italia fra il 1943 e il 1945 non poterono essere ultimati, perch\u00e9 il loro autore, arrestato o caduto in combattimento, non fece in tempo a finirli, ma di cui ci \u00e8 rimasta notizia.<\/p>\n<p>Il discorso non vale solo per l\u2019Italia. Non si sono salvate le due valigie di carte che Walter Benjamin, insigne studioso di cataloghi librari e collezionista lui stesso, portava con s\u00e9 nella sua fuga senza fine attraverso l\u2019Europa. Destino vuole che le due valigie siano sparite lungo i sentieri dei nidi di ragno, nella citt\u00e0 di Italo Calvino, a Sanremo, dove la moglie di Benjamin, Dora, gestiva la pensioncina Villa Verde. Per cercare di recuperare quelle valigie, si muover\u00e0 dopo la fine della guerra anche Gershom Scholem, purtroppo senza risultato. In uno dei suoi spostamenti durante la clandestinit\u00e0 sembra che sia andato perduto per le strade di Roma il manoscritto del libro su Alessandro Manzoni al quale Leone Ginzburg aveva a lungo lavorato durante il confino a Pizzoli.<br \/>I manoscritti si perdono ma anche si salvano e prima o poi approdano in tipografia. Nel 1943 Eugenio Montale fa pubblicare in Svizzera, a Lugano, <em>Finisterre<\/em>, \u201cun libriccino impubblicabile in Italia\u201d. Nello stesso periodo il critico musicale Massimo Mila va in montagna, nella valli di Lanzo, e qui continua a studiare i classici della letteratura italiana e tedesca, come aveva fatto in carcere sotto il Fascismo, quando aveva iniziato a lavorare alla traduzione delle <em>Affinit\u00e0 elettive<\/em> di Goethe, che esce nel 1943 e per molti anni rimarr\u00e0 insuperata. La prima edizione della <em>Breve storia della musica<\/em> vede la luce nel 1944.<\/p>\n<p>Il corpus di 82 volumi ritrovati a Nonantola, pur nella sua parzialit\u00e0, permette di svolgere alcune osservazioni preliminari. Che si tratti di una porzione di biblioteca \u00e8 evidente. Si sono salvati libri che solo in parte servivano per coloro che s\u2019occupavano dell\u2019istruzione dei ragazzi; principalmente sono libri di e per adulti.<\/p>\n<p>Un caso a s\u00e9 stante \u00e8 quello del libro di Selma T\u00e4ubler Stern, <em>Jud S\u00fcss<\/em>, di cui \u00e8 conservata a Nonantola la rara edizione del 1929. Selma Stern \u00e8 legata alla vicenda di Leo Baeck, con il quale inizi\u00f2 a collaborare nel 1938. Il suo archivio ha attraversato prima l\u2019Europa e poi l\u2019Oceano, prima di essere restituito al Leo Baeck Institute, dove oggi \u00e8 consultabile<sup>.<\/sup>. Nata a Kippenheim nel 1890 Selma Stern fu una ragazza prodigio laureatasi in storia a Heidelberg. <em>Der preu\u00dfische Staat und die Juden<\/em> \u00e8 la sua opera principale, iniziata a scrivere mentre la ricerca negli archivi per lei diventava ogni giorno pi\u00f9 ardua e terminata dopo la fine del secondo conflitto. Dopo il matrimonio con lo storico Eugen Taeubler, emigr\u00f2 prima a Londra, poi nel 1936 ritorn\u00f2 per un anno a Berlino prima di varcare definitivamente l\u2019oceano nel 1941 con l\u2019ultima nave diretta negli Stati Uniti, dove sar\u00e0 fra le fondatrici degli American Jewish Archives. Selma Stern-Taeubler \u00e8 mancata nell\u2019agosto 1981 quando la memoria dei ragazzi di Villa Emma iniziava a rinascere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/cavaglion2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15619\" src=\"https:\/\/libriamoci.cepell.it\/II\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/cavaglion2.jpg\" alt=\"cavaglion2\" width=\"1272\" height=\"1197\" \/><\/a><\/p>\n<p>Fra i libri ritrovati una parte non piccola appartiene al mondo della scuola; penso ai dizionari di H. Michaelis, <em>Nuovo dizionario tascabile italiano-tedesco<\/em>, 1920; di F. K\u00f6hlers, <em>Franz\u00f6sich-Deutsches und Deutsch- Franz\u00f6siches Taschen-W\u00f6rterbuch<\/em>, 1921; di H. Lindemann, <em>Taschenw\u00f6rterbuch der englischen und deutschen Sprache<\/em> \u2013 <em>Zweiter Teil: Deutsch-Englisch<\/em>, 1911; penso a due classici per l\u2019insegnamento della lingua ebraica: M. Rath, <em>Lehrbuch der Hebr\u00e4ischen Sprache f\u00fcr Schul &#8211; und Selbstunterricht<\/em>, 1920; M. Rath, <em>A Hebrew grammar and reader for schools and selfinstruction<\/em>, 1921. Penso soprattutto ai volumi di divulgazione di racconti biblici, testi su cui si era formata larga parte della giovent\u00f9 ebraica di lingua tedesca, all\u2019inizio del Novecento: M. H. Levy, <em>Biblische Geschichte<\/em> e il prezioso, elegantemente illustrato volume<em> Zweimal zweiundf\u00fcnfzig biblische Geschichten f\u00fcr Schulen und Familien<\/em> del 1906.<\/p>\n<p>Dell\u2019uso che dei libri si fece a Nonantola non si apprende molto. Rare le sottolineature. Ci sono <em>ex libris<\/em> di persone i cui nomi ci sono famigliari per gli studi di Klaus Voigt. Dove i libri venissero acquistati lo apprendiamo da un timbro a inchiostro: \u201cBiblioteca circolante poliglotta Gerco, Genova, via XX Settembre 10, rimpetto Mercato Orientale. Trova conferma la centralit\u00e0 del capoluogo ligure, fondamentale per chi conosca l\u2019opera di assistenza ai profughi ebrei che qui si svilupp\u00f2.<br \/>Ad una prima osservazione le colonne portanti su cui si regge la piccola biblioteca di sopravvivenza sono le seguenti: <br \/>1) i libri che riguardano i problemi educativi, su cui domina ancora una volta il nome incontrastato di una donna che diede tantissimo agli studi pedagogici, Ellen Key: il suo <em>Das Jahrhundert des Kindes <\/em>\u00e8 il solo volume postillato; <br \/>2) i dizionari e gli studi che toccano problemi linguistici o della traduzione, grammatiche della lingua ebraica e italiana; <br \/>3) i libri sull\u2019ebraismo non sono pochi, ma si direbbe assente il lato liturgico-ritualistico: non c\u2019\u00e8 Rashi, non un\u2019edizione del Pentateuco, n\u00e9 vi sono infatti libri di preghiere, trattati talmudici o commenti rabbinici.<br \/>Come si diceva, soprattutto ci sono libri di letteratura. Uno specchio piuttosto fedele di che cosa fosse e che cosa ancora rimanesse della <em>Kultur<\/em>, pur in mezzo a circostanze cos\u00ec calamitose.<br \/>Sempre sul terreno letterario non poche le sorprese e le stravaganze, come la presenza di Rabindranath Tagore (<em>Der G\u00e4rtner<\/em>). Fa capolino il simbolismo naturalistico di Maeterlinck, <em>Die Intelligenz der Blumen<\/em>.<\/p>\n<p>La piccola biblioteca di Nonantola ha in ogni modo il mondo tedesco come baricentro: A. D\u00f6blin, <em>Der schwarze Vorhang<\/em>, il saggio di P. Friedrich, <em>Frank Wedekind<\/em>; G. Hauptmann, <em>Die Insel der Grossen Mutter<\/em>, S. Fischer, Berlin 1925. Alcune presenze sono scontate: T. Mann, <em>Buddenbrooks<\/em>, le opere di Tolstoj e, naturalmente, S. Zweig, la cui memoria \u00e8 qui affidata per\u00f2 a due opere non fra le maggiori: <em>Amok<\/em> e <em>Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 infine da rilevare la persistenza di quella che Primo Levi chiamava \u201csalvazione del ridere\u201d, che fiorisce sempre accanto alla \u201csalvazione del capire\u201d. Capire e sorridere non possono essere disgiunte, nemmeno durante la catastrofe. Nella biblioteca di Nonantola la salvazione del ridere era tutelata da un saggio su Sterne di E. Marriot del 1908, ma soprattutto\u00a0 dalla originale antologia\u00a0 di <em>Mohlges\u00fclltes Schatzk\u00e4stlein, deutschen Scherzes und Humors<\/em> (1911).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto Cavaglion\u00a0estratto da\u00a0Hamelin. 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